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“Giuseppe Cominetti. Divisionismo e futurismo tra Genova e Parigi”, a Genova fino al 4 giugno

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di Redazione Cultura

È stata inaugurata oggi nella Loggia degli Abati di Palazzo Ducale “Giuseppe Cominetti. Divisionismo e futurismo tra Genova e Parigi”, una mostra che celebra il maestro attraverso un’accurata selezione di opere, in occasione del 120° anniversario del suo esordio artistico alla Società Promotrice delle Belle Arti di Genova nel 1903.

La mostra, visitabile fino al 4 giugno, è curata da Matteo Fochessati e Daniela Magnetti e fa parte di un progetto che si articola in altre due esposizioni – alla Wolfsoniana di Nervi e al Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti – che sono aperte al pubblico nelle stesse date e sono anch’esse dedicate all’artista e alla sua produzione.

Il progetto è promosso da Sella e prodotto dalla Direzione Artistica di Banca Patrimoni Sella & C. con la collaborazione di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Wolfsoniana e Accademia Ligustica di Belle Arti, grazie al contributo scientifico dell’Archivio Giuseppe Cominetti.

Cominetti, piemontese d’origine e genovese d’adozione fu, oltre che pittore, anche scenografo, incisore, scultore e fine cesellatore, passando dal divisionismo al futurismo, attraverso un periodo simbolista. La rassegna affronta i diversi linguaggi espressivi del Maestro, offrendo al pubblico una visione completa della sua produzione artistica, arricchita da molti materiali inediti provenienti dall’Archivio di famiglia.

La ricca selezione di opere che trovano spazio a Palazzo Ducale consente al visitatore di avere una panoramica della produzione artistica di Giuseppe Cominetti in relazione ai due centri focali che più di tutti hanno contribuito a dare forma al suo linguaggio pittorico: Genova e Parigi. Ed è proprio nel capoluogo ligure che Cominetti si avvicina con passione alla pittura, circondandosi di artisti tra cui i pittori Plinio Nomellini e Rubaldo Merello e gli scultori Leonardo Bistolfi ed Edoardo De Albertis, attratto da modelli della Scapigliatura che evoca nei suoi primi dipinti caratterizzati da una scura maniera cromatica.

La chiamata a partecipare al Salon parigino del 1909 consente al giovane Cominetti di intraprendere quel cammino oltre confine che lo indurrà a trasferirsi nella capitale francese insieme al fratello Gian Maria, scrittore e giornalista. A Parigi, dove rimane fino al 1929, un anno prima della morte, Cominetti frequenta numerosi esponenti del mondo artistico e culturale che gli consentono di arricchire la sua tavolozza di luce e colori riscontrando successi da parte di critica e di pubblico.

L’esposizione, partendo dal primo periodo genovese (1903-1908), conduce il visitatore in un percorso di più ampio respiro internazionale, dove si nota come la pittura di Cominetti sia contaminata dalle influenze dei tanti incontri parigini, pur mantenendo la sua creativa individualità. Importanti prestiti da collezioni pubbliche e private riportano nel capoluogo ligure molti dei capolavori prodotti tra Genova e Parigi nel primo trentennio del XXI secolo.

Il Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti costruisce un percorso che mette in dialogo le opere di Giuseppe Cominetti appartenenti alla propria collezione con quelle oggi ospitate in altre sedi museali ed in collezione privata. La ricomposizione del monumentale Trittico dedicato al lavoro, nel quale riemergono gli ideali del socialismo umanitario, si confronta così con il mondo delle favole, con il colore e la vivacità delle suggestioni divisioniste a metà degli anni Dieci del Novecento. Se il 2023 segna il centoventesimo anniversario dell’esordio pubblico di Giuseppe Cominetti, avvenuto alla mostra della Società Promotrice di Belle Arti in Genova nel 1903, è anche la ricorrenza del quarantesimo dell’esposizione tenuta in Accademia Ligustica, nell’estate del 1983, in occasione della quale le tre grandi tele dedicate al tema del lavoro furono esposte insieme per l’ultima volta. Alla chiusura della mostra L’Édilité giunse in dono nelle collezioni della Ligustica dalla famiglia Gilardo, erede dell’artista. Nel 2000 con la donazione Max e Valeria Oberti, ricca di opere del Novecento, si sarebbe aggiunto uno straordinario nucleo di dipinti di Giuseppe Cominetti, nel quale spiccano le quattro tele delle “Fiabe”. Negli anni nei quali l’artista sarebbe venuto a contatto con gli orrori della guerra, le fiabe, forse destinate originariamente ad una camera infantile, rivelano la sua sensibilità per una dimensione simbolica e quasi onirica che avrebbe trovato riscontro anche nella sua attività di scenografo. Contrappunto reale che sviluppa gli spunti di opere del decennio precedente, il Trittico composto da L’Électricité, Le Forgeron, L’Édilité, ai quali si aggiungerebbe una quarta opera oggi dispersa, si riunisce nelle sale del Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti a testimoniare, con il corposo dinamismo delle pennellate dal cromatismo intenso, l’interesse di Cominetti per il linguaggio futurista, sempre declinato in maniera personale.

Nel 1914 allo scoppio della Prima Guerra Mondiale Giuseppe Cominetti, residente dal 1909 a Parigi, dove aveva preso studio prima a Montparnasse e poi a Montmartre, decise di arruolarsi volontario e partì per il fronte francese. Testimone dei drammatici esordi di quella che sarebbe stata destinata a diventare una logorante e atroce guerra di trincea, il pittore cominciò a fissare sulla carta di getto, in disegni realizzati a crayon conté (un particolare carboncino arricchito da cera e argilla), le sue impressioni belliche. A questa produzione grafica attese anche dal 1916 al 1918 sul fronte italiano, ma questa volta ufficialmente, come disegnatore inviato di stampa.

Assalti di cavalleria, attacchi con i gas e bombardamenti, duelli aerei e abbattimenti di velivoli, disastrose ritirate e esodi di profughi: l’incisivo segno grafico di Cominetti testimoniò come le atrocità e gli orrori della guerra non risparmiassero nessun essere vivente (fanti, piloti, civili in fuga, cavalli).

Questo straordinario reportage di guerra, che consta di oltre duecento disegni, più alcuni acquarelli e olii (realizzati però in studio e non in diretta dal fronte), ebbe sin dagli esordi un’intensa eco espositiva. Già nei primi mesi del 1915 si tenne infatti una mostra di tali opere a Genova, presso la Società di Letture e Conversazioni Scientifiche, seguita al termine del conflitto da altre importanti esposizioni in Italia e all’estero.

L’interesse e la fortuna suscitati dai suoi disegni di guerra trovarono tuttavia una duplice chiave di lettura nei suoi contemporanei: in genere si apprezzava in essi come Cominetti avesse restituito, con crudo realismo e senza alcuna retorica, il pathos dei combattimenti di una moderna guerra tecnologica. E tuttavia, travisando il senso di questa amara denuncia della carneficina bellica, lo schieramento interventista prima e la propaganda fascista poi interpretarono queste opere come una celebrazione dell’eroico spirito militare italiano, identificando l’artista – per usare le parole di Filippo Tommaso Marinetti – come il cantore della «tremenda bellezza epica» della guerra.

Il catalogo della mostra, edito da Edizioni Palazzo Bricherasio-Banca Patrimoni Sella & C., Torino e SAGEP Edizioni, Genova, presenta importanti contributi critici e racchiude tutte le opere presenti nelle tre mostre.

 

 

(24 marzo 2023)

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