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E Toti delira sulla “cancellazione a rate di diritti con DPCM” come se parlasse dell’Ungheria o della Slovenia

di G.G. #Lopinione twitter@genovanewsgaia #Politica

 

La destra inascoltabile di questo paese è scatenata contro le misure annunciate dal presidente Conte e che dovrebbero riaprire gradualmente il paese a partire dal 4 maggio. Ma come sempre, ed essendo insensata, non si scaglia contro ciò che nel decreto, o DPCM per dir si voglia, non funziona, ma contro quella che il presidente Toti definisce “la cancellazione a rate di diritti con DPCM”Toti è confuso e confonde Conte – verso il quale nutriamo assai poca simpatia – con Orbán – verso il quale ne abbiamo ancora meno.

Il comunicato stampa che pubblichiamo qui dà il (mezzo) metro della statura politica del presidente Toti la cui forza politica personale è pari a ciò di cui parlano i sondaggi, cioè zero virgola nulla, filoleghista persino nel logo ignora, per ragioni squisitamente politiche, le stesse che pretende di negare quando afferma “Non siamo noi a fare calcoli politici”, che siamo di fronte ad un virus che ammazza la gente e che il paese è stato chiuso per impedire a noi di uscire e quindi al virus di entrare e non per mere pulsioni dittatoriali. Per le pulsioni dittatoriali Toti deve guardare a Salvini e chiedere informazioni da quelle parti.

I dati della Liguria non sono esattamente tranquillizzanti e la Liguria, non dobbiamo certo ricordarlo al presidente Toti sta proprio sotto il Piemonte dove il Coronavirus infuria.  Quando Toti dice che le “libertà di spostamento, di impresa, di lavoro, di avere una educazione, di culto, sono libertà fondamentali con cui non si scherza”, non è soltanto un politico demagogo poco efficace, ma si riempie la bocca di banalità così inaspettate da stupire persino chi, da lui, si aspetta sempre il peggio. E sono molti. Almeno tutti quelli che non l’hanno votato e forse persino qualcun altro.

Invece di esprimersi grazie alle suggestione leghiste che reggono la sua maggioranza e pretendere di rispondere ad Orlando del PD, che si risponde da solo ogni volta che apre bocca, Toti faccia il presidente e, se cita la Costituzione non la citi a sproposito ma trovi al suo interno – ci sono – le chiavi per applicarla al meglio all’interno di quelle che sono le sue competenze territoriali, come fa Bonaccini in Emilia-Romagna. Se poi Toti è un politico mediocre incapace di iniziative personali, ma sempre al traino di qualcun altro – prima Berlusconi, poi Salvini, poi vediamo chi sarà il prossimo – non se la prenda con Conte.

Nessuno, nemmeno Toti, vorrebbe essere nei suoi panni in questo momento.

 

(29 aprile 2020)

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