“E fecero voti con faccia scaltra a Nostra Signora dell’Ipocrisia. Perché una mano lavasse l’altra, tutti bulicci e così sia”. Il Liguria Pride contro le ipocrisie della giunta Bucci

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di Redazione LGBTIQA+

Una parafrasi di Francesco Guccini per denunciare l’ipocrisia dell’amministrazione comunale a guida Bucci, che, dopo anni di vessazioni e prese in giro ai danni della comunità LGBT+, ha deciso di accendere la campagna elettorale compiendo l’ennesima strumentalizzazione sulle nostre storie e sui nostri corpi.

È bastata una frase (sicuramente non felicissima, perché da un alleato ci aspettiamo un linguaggio più attento) di Ariel Dello Strologo per far stracciare le vesti in difesa della comunità da parte di chi, negli ultimi cinque anni, ha lasciato le politiche sociali e culturali del Comune interamente nelle mani dei rappresentanti del familismo tradizionale (quelli della “propaganda gender”).

Il sindaco uscente si è accorto che ai Pride sono presenti le/i giovani e le/i giovanissimi, che nella opinione pubblica è cambiato qualcosa; forse ha visto il Festival di Sanremo o qualche post su Facebook o certe serie tv su Netflix. E allora ha trovato un modo per correre ai ripari, senza però rivedere le scelte fatte.

E siccome si sa, in tempi di elezioni la memoria diventa corta, vorremmo rinfrescarvela noi: basta andare a rileggere tutti i post che abbiamo pubblicato sulla nostra pagina Facebook Liguria Pride.

Ecco solo alcuni esempi: i tavoli tematici con le associazioni, annunciati in campagna elettorale e mai nati; l’istituzione del Registro delle famiglie tradizionali a beneficio esclusivo di quelle sposate e con figli residenti; i due manifesti contro l’aborto a firma Pro Vita e famiglia; l’Agenzia per la Famiglia; l’affossamento dell’assessorato ai servizi sociali; la chiusura dell’Informagiovani; il ricorso contro la sentenza del Tribunale di Genova che aveva garantito a una bambina il diritto a vedersi riconosciute entrambe le sue madri; il voto contro il DDL Zan; la delibera di giunta che parla di affido familiare in esclusiva alle famiglie tradizionali e ai single; il cultural manager Gregorini (assessore ombra alla cultura) con i suoi post razzisti, omofobi e sessisti. In ultimo ricordiamo l’arrogante idea di voler decidere come deve essere un Pride e sovrascrivere i suoi temi, perché alla destra piacciono i gay che si conformano e non danno fastidio, che stanno tra loro al chiuso delle case o di spazi appositi, che non chiedono nulla alla società e si adattano a restare cittadini di serie b.

Un Comune attento a non discriminare partirebbe dal proprio interno, con politiche di diversity management, accoglienza e benessere rivolte al personale e all’utenza; userebbe un linguaggio rispettoso e attiverebbe percorsi di formazione per far partire il cambiamento dagli uffici pubblici e dalle scuole; penserebbe a politiche di ascolto e supporto verso l’associazionismo nel rispetto dell’autonomia organizzativa e valoriale e non dello scambio di piaceri.

Le persone gay, lesbiche, bisessuali, transgender non binary, asessuali, intersex, agender, … + esistono, perché l’umanità è più ricca delle semplificazioni che i nostri stereotipi binari ed eteronormati ci portano a pensare.

Oggi abbiamo sotto gli occhi chi in nome della famiglia tradizionale sta facendo la guerra in Europa, chi ai confini impedisce alle donne stuprate di accedere all’interruzione di gravidanza, chi non fa passare le persone trans; governi che mettono in galera chi dissente… e sono i governi amici dei leader di partito che sostengono il candidato sindaco Bucci. Informa un comunicato stampa del Liguria Pride.

 

(6 maggio 2022)

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