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Quelli che “il racconto” dell’Assemblea PD ve lo diciamo noi com’è andata sul serio…

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di Daniele Santi

Siccome, diciamocelo, il PD è un partito che sta sui coglioni, ci doveva essere l’atomizzazione e sparizione successiva del Partito Democratico, secondo gli innumerevoli e informati commentatori che oltre al verbo manipolano a loro piacimento persino l’arte divinatoria, ovvero quelli che capiscono tutto decenni prima che accada e puntualmente sbagliano; questa sparizione non c’è stata, l’atomizzazione nemmeno, anzi crescono gli iscritti, tocca trovare un altra maniera di raccontare quello che non c’è: farne, cioè, un racconto.

Il racconto, come libera arte creativa, lascia mano libera. Molto più libera che se lo chiami cronaca. Così, come fa uno dei tanti prestigiosi quotidiani italiani, puoi scrivere di “vecchi ras” sui quali è calato “uno sguardo di cera” quando Elly Schlein ha detto basta ai “capibastone”, sguardi di cera che, eravamo lì, non abbiamo visto. Abbiamo visto stupore, certo, perché la frase è forte. Ma l’ha pronunciata una donna. E le donne quando devono cantarle chiare, guardate a Meloni, le cantano chiare. Non come certi uomini.

C’è anche la possibilità che dalle nostre parti siamo ciechi. E scemi. Perché tutto è sempre possibile. Ma a troppi sfugge che l’elezione (democratica) di una donna di 37 anni alla guida dell’unico partito che vota il segretario nelle urne ha reso di colpo vecchi tutti i partiti personali di cui l’Italia è affollata…

Poi ci sono le citazioni. I volti di cera sarebbero quelli di Orlando, Zingaretti, Franceschini, tutti nomi che Schlein l’hanno sostenuta e per non farsi mancare niente, dal punto di vista del racconto, c’hanno messo in mezzo anche altri che considerano capibastone, ovvero quelli che hanno sostenuto Bonaccini. Così hanno fatto filotto. Tutti dentro. Che Bonaccinisi schiera contro i capibastone è da quando la sua candidatura alla Regione Emilia-Romagna era probabilmente nelle sue speranze, ma non certo una possibilità.

E’ un po’ così, questo paese dove conta più il nostro punto di vista che la realtà dei fatti, dove l’esercizio principale non è il vedere le cose come sono ma l’interpretarle perché la cosa importante è il vedere e sapere cose che voi umani non immaginate, così ci si sente qualcuno anche quando sentirsi qualcuno non è necessario perché qualcuno lo si è già.

Abbondano i “raccontano”, a giustificazione della veridicità del racconto per l’appunto, che impone però la riservatezza del giornalista che può permettersi di non citare la fonte; forma di protezione della professione che troppo spesso porta a non citarla perché la fonte non c’è o ce la siamo immaginata mentre parliamo con qualcuno che non è una fonte, ma un torrente in piena, ma di frustrazione.

E’ solo una delle libere traduzioni fatte della direzione nazionale del PD dello scorso 12 marzo. Ora torniamo alle libere interpretazioni delle parole della segretaria, del presidente e agli “al lupo! al lupo” sul pericolo comunista, per non guardare a certe destre.

 

 

(13 marzo 2023)

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