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Poggio (Lib-Pop): alla ricerca di equità fiscale, oltre il caso Sinner

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In un mondo globalizzato la gestione della posizione fiscale personale, quando operata nel rispetto delle norme, riflette una scelta legittima che si applica uniformemente nei paesi occidentali. La situazione di Jannik Sinner, che risiede a Montecarlo e genera la maggior parte dei suoi redditi all’estero, incarna questa dinamica e solleva questioni di rilevanza ben oltre il singolo caso.

Sinner, pur essendo di nazionalità italiana, ha scelto Montecarlo come sua residenza, in linea con una pratica comune tra molti sportivi di calibro internazionale. Questa decisione, spesso etichettata con una connotazione moralistica negativa, in realtà si inserisce in un quadro normativo che consente tali scelte. L’idea che Sinner debba contribuire al fisco italiano semplicemente in virtù della sua origine appare priva di qualsiasi fondamento legale e pragmatico”, così Emiliano Poggio, Coordinatore Provinciale Italia Liberale e Popolare Alessandria, in una nota stampa.

Il caso di Sinner, lungi dall’essere il cuore del problema, ha ravvivato le discussioni e posto sotto i riflettori alcuni argomenti frequentemente fonte di disaccordo: l’evasione fiscale e l’opportunità che gli italiani all’estero versino le imposte in Italia.

“L’evasione fiscale è una questione profondamente radicata e pervasiva nel nostro Paese, evidenziata da un’ampia varietà di pratiche illecite, che vanno dal lavoro non dichiarato alla mancata emissione di ricevute fiscali, dalla sottrazione fiscale aziendale alla mancata dichiarazione dei redditi da parte dei privati cittadini”, aggiunge Poggio.

Nel contesto degli italiani all’estero, la figura del tennista altoatesino si trasforma da capro espiatorio a simbolo di un dibattito più ampio sui paradigmi fiscali globali e sulla mobilità internazionale. Uno spunto per riflettere sull’esigenza di un regime fiscale equo, semplice e trasparente, che incoraggi la conformità legale senza infliggere sanzioni ingiuste o affibbiare etichette bigotte e sentenze inflessibili a coloro che, attraverso il loro talento e impegno, realizzano significativi guadagni al di fuori dei confini nazionali.

“La circolazione internazionale degli individui rappresenta una componente fondamentale della libertà individuale, collocandosi al centro di un dibattito che tocca i principi dell’economia occidentale. Il tema sottolinea l’importanza dell’autonomia decisionale, della ricerca delle condizioni più favorevoli per il proprio ambito personale e della dinamica competitiva tra gli stati in ambito fiscale”, continua Poggio.

Questa visione riconosce l’importanza della sovranità fiscale dei singoli paesi, consentendo loro di definire autonomamente le proprie politiche tributarie. In questo scenario, la concorrenza fiscale tra le nazioni può essere vista non come una minaccia, ma come un incentivo all’innovazione e all’efficienza dei propri sistemi, stimolando i governi a migliorare i servizi offerti ai cittadini ed a creare un ambiente più favorevole per la crescita economica e lo sviluppo.

“Spesso non viene mai considerato il contributo positivo degli italiani all’estero, che non si limita agli aspetti economici. Attraverso il trasferimento di competenze, investimenti e la promozione della cultura italiana nel mondo, si crea una dimensione di “soft power” italiano che merita di essere riconosciuta e valorizzata all’interno di una politica fiscale equa e soprattutto lungimirante”, aggiunge Poggio.

Tutto ciò enfatizza la necessità di politiche fiscali che promuovano la libertà individuale, la responsabilità e la competitività internazionale. Non solo si rispetta il diritto allo spostamento personale e professionale, ma si incoraggia anche un sistema globale in cui le nazioni competano per offrire le condizioni più attraenti, contribuendo ad un ambiente economico dinamico e prospero.

“La questione, dunque, non riguarda la moralità delle scelte individuali all’interno di un quadro legale, ma piuttosto la capacità del sistema fiscale di adattarsi ad una realtà globalizzata, garantendo equità e giustizia per tutti i contribuenti, sia all’interno che all’esterno dei confini nazionali. La vera sfida è riformare le strutture esistenti per affrontare le radici profonde dell’evasione fiscale, garantendo al contempo la libertà di movimento e di lavoro che caratterizza il nostro tempo”, conclude Poggio.

 

 

(3 febbraio 2024)

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