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Meloni che ricorda la tragedia del Morandi via social è la stessa del governo Berlusconi 2008-2011 che favoriva i Benetton?

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di Giovanna Di Rosa, #politica

Dalla pagina Facebook della leader di FdI che trionfa nei sondaggi, saliva nei giorni scorsi il grido di dolore della Meloni odierna che non è evidentemente la stessa Meloni che fu ministra dell’ultimo governo Berlusconi, quello del disastro che portò al disastro Monti, quello dello spread a 522,88: nel 2020 Meloni disse che lei ministra di quel governo non lo era stata mai. Non era vero.

La destra italiana, Meloni è una leader di quella corrente infausta, ha la pessima abitudine di considerare deficienti coloro che pretende di governare e quindi costruisce a loro uso e consumo, e a uso e consumo delle urne elettorali per pecoroni, una realtà che non esiste ma che, raccontata in un certo modo, potrebbe anche sembrare credibile. Il brainwashing, Meloni ha studiato le lingue e sa, non funziona più, perché esiste un web che è una memoria storica a volerla usare, infallibile.

Ne deriva che se la leader di un partito che guarda solo ai sondaggi di oggi rimanendo all’opposizione del governo Draghi, scelta politicamente intelligentissima dal suo punto di vista, preferisce dimenticarsi di essere stata una delle punte di diamante del Berlusconismo, prima di essere folgorata dal parrucchiere di Marie Le Pen e dal trumpista Bannon in rapida sequenza, poi ne scaturiscono post via social come il seguente.

 

La risposta al necrologio tardivo di Meloni d’Italia si riferisce all’articolo “8 duodecies ha reso più vantaggiosa la situazione per i concessionari come Aspi su una molteplicità di questioni (per i dettagli normativi qui), dalle tariffe agli obblighi del concessionario. Ma soprattutto l’articolo in questione ha approvato ex lege tutti gli schemi di concessione già sottoscritti tra Anas, nella sua veste di concedente, e concessionari, andando così a bypassare una serie di condizioni che il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) e il Nucleo di consulenza per l’attuazione delle linee guida per la regolazione dei servizi di pubblica utilità (Nars) avevano posto per la sopravvivenza delle concessioni e che avrebbero avuto l’effetto di rendere più svantaggiosa la situazione per i concessionari”, c’è di più nell’interessante articolo di Pagella Politica che evidenzia come anche Salvini nel 2008 voto l’emendamento che favoriva clamorosamenteBenetton, quello stesso Salvini che sotto il ponte Morandi fu tutto un selfie.

Meloni e Bannon (poi arrestato e rilasciato)

Non ha avuto grandi meriti Meloni nella questione Ponte Morandi, se non quello – fino a un paio di giorni fa – di tenere la bocca abbastanza chiusa e di evitare di correre sotto le macerie del Ponte, con 43 morti sotto i piedi, a farsi selfie come il suo compare di scelte elettorali furbissime come le candidature di MichettiBarbero, tal Matteo Salvini. Da una leader che ha ambizioni di governo nazionale ci si aspetterebbe un’abiura totale, non soltanto del fascismo, del nazifascismo e di tutte le orribile scelte compiute cento anni fa, ma anche una maggiore lucidità nel ricordare ciò che di sbagliato si è fatto in passato, facendo parte di altri governi, spiegando – magari – che in quel momento non c’era scelta e toccare costruire un futuro con quel che c’era. Perché nella vita di un politico l’ambizione è tutto. Persino quando acceca.

Certo nel variegato panorama politico italiano vanno considerati diversi fattori: le amnesie, le retromarce, la costruzione di una realtà parallela, l’opportunismo, l’opinione che non esiste ma cambia a seconda del vento, il dare sempre la colpa ai giornalisti che si inventano, o ricordano, cose che si pretenderebbe essere sommerse dalla polvere del tempo e dall’oblio che ci trascina tutti verso ciò che sappiamo.

Certo un po’ più di stile, in vita, sarebbe utile. Soprattutto a chi cerca l’eternità. Nelle intenzioni, più che nei gesti.

 

(20 agosto 2021)

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