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Le elezioni che i media hanno già deciso

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di Giovanna Di Rosa

Dal giorno successivo allo scioglimento delle Camere si contano sulla punta delle dita i quotidiani, incluso questo che state leggendo ora, che non abbiano tirato la volata a Giorgia Meloni; non c’è un canale televisivo che non abbia dato per scontato che FdI avrebbe vinto le elezioni orientando l’opinione pubblica in quella direzione.

Dal giorno successivo allo scioglimento delle Camere non abbiamo sentito un’intervista a gente che Meloni non la vuole votare e mai si è vista un’onnipresenza televisiva ingombrante e debordante (e nel caso della sua ultima apparizione a In Onda anche eccessivamente maleducata ed aggressiva, posto che Concita De Gregorio non può essere simpatica a tutti) come quella di Carlo Calenda, contro il quale nessuno di noi nutre né eccessiva simpatia né eccessiva antipatia.

Dal giorno successivo allo scioglimento delle Camere abbiamo ascoltato in tutti i canali  commenti circa l’inadeguatezza di Enrico Letta, sulla campagna elettorale del PD che non funziona, sugli errori strategici del segretario. Mancano le battute dell’esperto di moda sulle sue cravatte. Ultimi commenti della serie quelli che 12 settembre quando tutti i canali informativi che abbiamo letto hanno deciso che Meloni aveva vinto il confronto su Corriere TV contro Enrico Letta. Dati alla mano? No, opinioni. Tutte uguali. Stesse sfumature. Stesso indirizzo politico. Tutti gli editori di questo paese guardano a destra? Sono così tante le commistioni e collaborazioni e gli interessi politico-finanziari delle aziende che controllano i più grandi quotidiani da consigliare di spostarsi immediatamente sul carro del più forte, di quello che si ritiene più forte, fino alla persuasione occulta mostrando da subito i trionfi del candidato scelto? Se tifassero altro da Meloni venderebbero meno? Sono gli stessi quotidiani che si indignano per il saluto romano a Cogoleto? Per chiedere mica per polemica…

Sono interrogativi infantili e per questo inquietanti: se fossimo un paese adulto, del resto, non ci sarebbero domande infantili da porre, ma soltanto comportamenti virtuosi da imparare e rimettere in pratica, magari migliorati. Siamo invece qui, a quarant’anni dalla discesa in campo dell’uomo da milioni di posti di lavoro, di alberi e di panzane, a fare i conti con i media che ne hanno seguito i pessimi insegnamenti e invece di informare, indicano. E affiancano le indicazioni di voto con fondi così colti e precisi che si rivolgono, giocoforza, ad un pubblico esperto, che conosce sufficientemente politica ed economia da potere avere un giudizio autonomo senza bisogno di fondi coltissimi (o presunti tali).

 

 

(13 settembre 2022)

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