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Festival della Comunicazione: il Concept 2024 è #SPERANZE

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E’ stata presentata oggi l’undicesima edizione del Festival della Comunicazione, in programma da giovedì 12 a domenica 15 settembre a Camogli e dedicata quest’anno al tema Speranze: quello slancio che abbraccia la dimensione personale e relazionale verso la costruzione del mondo che vogliamo per noi e per le prossime generazioni, tra fiducia verso il futuro e apertura verso il possibile, verso ciò che non è ancora e che siamo chiamati a realizzare, all’insegna delle sollecitazioni sempre attuali del padre nobile del Festival Umberto Eco.

In un tempo carico di preoccupazioni, alla frontiera di un mondo ancora inesplorato che nuove tecnologie sempre più sofisticate, gravi sconvolgimenti geopolitici, e nuovi modelli economici stanno aprendo a una ridefinizione che non ci è ancora chiara, dalle impensate opportunità e dai rischi altrettanto sconvolgenti, abbiamo voluto dedicare l’edizione di quest’anno a quella forza tacita e potente, al contempo consapevole e irrazionale, tenace e volitiva, che ci spinge oltre i limiti.

Con “speranze” intendiamo quello slancio combattivo e propositivo che abbraccia la dimensione personale, relazionale e creativa, forza propulsiva tra la fiducia verso il futuro e l’apertura verso il possibile, verso ciò che non è ancora e che siamo chiamati a realizzare.

È un richiamo alla nostra capacità di uomini e donne a sfidare l’imponderabile, a forgiare il nostro destino, andando oltre i propri limiti fisici e biologici, attraverso la techne che dall’Homo Sapiens all’Intelligenza Artificiale ci ha portato a trasformare l’esistente con acume ed ingegno, con l’osservazione scientifica, con le capacità organizzative e strutturali, fino ad abitare ogni luogo del pianeta, costruire società sempre più complesse alla ricerca (ancora imperfetta) di quel benessere comune cui aneliamo.

È la nostra capacità di ascoltare il nostro io più profondo e dar voce a quelle pulsioni più intime e segrete grazie alle quali immaginiamo, sogniamo, creiamo, interpretiamo il reale con tutte le sue connessioni e in tutti i suoi sensi più reconditi, e diamo forma a un futuro individuale e collettivo che rispecchia quello in cui crediamo, i valori di una società, un’idea di legge, di libertà, di giustizia.

Quante rivoluzioni nella storia sono state guidate, animate e sostenute da speranze? Quante conquiste sociali? Quante riforme legislative e costituzionali? I modelli economici possono farsi veicolo di speranza mettendosi al servizio degli esseri umani, del presente e del futuro? È possibile un’economia che non guardi in astratto alla crescita, ma offra migliori condizioni di vita alle generazioni attuali e a quanti verranno? È possibile un sistema, in cui tutti e ciascuno possano essere liberi di realizzarsi in modo compiuto a partire dai più vulnerabili?

Dagli albori dei tempi, le speranze muovono questa nostra umanità in cammino, in costante movimento, migrante per natura, alla ricerca di una terra capace di appagare il suo bisogno di benessere e felicità, ma nel rispetto dell’ecosistema di cui facciamo parte.

Le arti, dalla musica al teatro, dal cinema al podcast, da quelle figurative alle più recenti forme di creatività e di produzione, figlie del tempo, delle volte si nutrono e alimentano le speranze, dando loro una forma e una dimensione, altre volte diventano interpreti di un pensiero critico, che nega e rifugge ogni possibile prospettiva. Svelano così tutta l’ambivalenza che si cela dietro la parola “speranze”: proiezioni delle nostre aspirazioni e dei nostri timori, dei nostri eden e dei nostri fantasmi, quasi come in un rito collettivo, che forgia nei secoli, con favole e leggende, tradizioni e miti, le nostre civiltà.

Portare al centro dell’attenzione la parola speranze significa rinnovare la fiducia verso il buono dell’umanità: valorizzare le risorse, le capacità tecniche e tecnologiche di cui disponiamo, le scoperte e le innovazioni che l’umanità porta alla luce e produce nella sua incessante spinta al miglioramento delle proprie condizioni, ma significa anche guardare ai talenti e alle competenze, alla forza delle connessioni fisiche e virtuali, alla capacità di fare rete, alla creatività individuale e collettiva. Un invito alla responsabilità, a scommettere sulla forza propositiva dell’innovazione, dell’inclusione, del confronto, con la piena consapevolezza dei nostri molteplici modi di intervenire sul mondo, su chi siamo e sui prossimi traguardi che vogliamo raggiungere.

Diretto da Rosangela Bonsignorio e Danco Singer, organizzato da Frame e dal Comune di Camogli in stretta collaborazione con Regione Liguria, Università di Genova, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, il Festival della Comunicazione 2024 combina l’autorevolezza, la profondità culturale e la popolarità dei propri ospiti con una serie di nuove iniziative che arricchiscono nei format e nei contenuti i quattro giorni dell’iniziativa. Il Premio Comuicazione sarà consegnato quest’anno a Gerry Scotti.

Ad arricchire il programma sono alcune novità assolute: il primo volume edito dal Festival della Comunicazione, Cortocircuiti, la mostra fotografica originale Sguardi sul Festival, dedicata a Umberto Eco insieme ai grandi volti del Festival della Comunicazione, e un incontro speciale organizzato con i dirigenti scolastici e i docenti degli istituti liguri, che si terrà in concomitanza dell’apertura del Festival al Teatro Sociale di Camogli. Inoltre, alcuni eventi selezionati saranno trasmessi per la prima volta in diretta streaming sui rinnovati canali di La7, app web e smart tv.

 

(16 aprile 2024)

©gaiaitalia.com 2024 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 

 

 

 

 

 

 



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