di Giovanna Di Rosa
Si leggeva, con serietà, uno dei tanti articoli che in questo momento accusano l’Italia di armare l’Ucraina con le armi proprie e sostenere l’invasione di Putin con i soldi che paghiamo per il suo gas. L’osservazione è pertinente, ma vanno considerati gli ultimi cinquant’anni di storia che hanno visto l’Unione Sovietica prima e la Russia poi affidabilissimi partner commerciali dell’Italia e di molti paesi del mondo. Se qualcuno sapeva chi fosse sul serio Putin dal principio, invece di criticare stupidamente adesso, doveva avvisare l’Italia prima.
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Personalmente quando ho scritto o detto che dell’uomo del Cremlino non mi fidavo sono stato sommerso da insulti, anche in discussioni con amici e conoscenti, non solo a margine delle pubblicazioni – diversi dei quali giornalisti di grido – i quali sostenevano che Putin fosse la vera garanzia dell’occidentalizzazione definitiva di quell’area. Welcome to the real world. Ma non si può dare la colpa a Draghi. Non che voglia sposarmelo.
Ora c’è la questione del pagamento in rubli, ma anche in dollari ed euro, degli oligarchi, che mafia non si può dire, proprio come guerra, della ricerca di voti tra i filo-Putin che prima erano no-vax e prima ancora grillini della decrescita felice e chissà cosa saranno domani, forse fascisti come oggi; c’è la questione dei “due nazionalismi” quello russo e quello ucraino “che si scontrano in quanto tali” (ho sentito anche questa), e dell’ignorare non so quanto scientemente che in questa guerra c’è un aggressore, e sappiamo chi è, e c’è un aggredito che viveva in pace e con progetti per il futuro, e anche quello sappiamo chi è. Poi c’è chi disserta dell’inutilità di pagare il gas a uno e armare l’altro.
A quell’uno vorrei prima ricordare che ha scoperto l’acqua calda e che da sempre il mondo si è mosso in questi termini (non sto dicendo che va bene così: sto dicendo che lo ha fatto) e quindi, in seconda battuta, vorrei chiedere se lui e quanti tra i suoi conoscenti sarebbero disponibili a vivere al freddo e senza energia e, nel caso, dove penserebbe di andare.
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La risposta alla domanda di dove pensi di andare politicamente “ora” la dà lui stesso con ciò che afferma.
(1 aprile 2022)
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