A Villa Croce l’inaugurazione della mostra “Teoremi immaginari” di Mauro Ghiglione

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di Redazione, #Genova twitter@genovanewsgaia #Mostre

 

Si inaugura giovedì 21 novembre alle 17 a Villa Croce la mostra Teoremi Immaginari dell’artista Mauro Ghiglione, che sarà visitabile sino al prossimo 16 febbraio. La rassegna, composta da una cinquantina di opere e curata da Antonio d’Avossa, è stata realizzata dal Comune e UnimediaModern Contemporary Art di Caterina Gualco, con il supporto di FINECO Bank e di Clinica Montallegro.

Artista di derivazione concettuale, che mai si è sottratto ai valori della forma e della materia, influenzato dalle esperienze sia della Minimal Art, sia dell’Arte Povera che ne hanno determinato esclusivamente alcune scelte estetiche, Ghiglione ha tra i suoi riferimenti recenti molte opere di Fabio Mauri, di Vincenzo Agnetti, di Franco Vaccari, di Christian Boltanski o di Joseph Kosuth.

L’indagine, che da molti anni Mauro Ghiglione ha attivato con la sua pratica artistica, è prima una riflessione sul luogo e sul ruolo che l’immagine svolge nel nostro vedere quotidiano e straordinario, in definitiva sull’apparizione e la scomparsa dell’immagine stessa, a “memoria” e “obliata a memoria” allo stesso tempo. Da questo versante Ghiglione ha attivato sempre, nelle sue forme e stilemi espositivi, una modalità d’uso dell’immagine fotografica che ne modifica il senso della visione non soltanto dal punto di vista percettivo ma soprattutto dal punto di vista intuitivo, che poi è il punto reale da cui l’immagine è sempre visionata. Attraverso questo singolare procedimento l’artista istituisce una vera e propria relazione o conversazione tra l’ordine del visibile e l’ordine del leggibile, in ultima analisi tra l’immagine e la sua propria parola.
Il rapporto con l’immagine fotografica è essenziale per quanto scarno, e gli consente da un lato di proseguire la ricerca dei meccanismi mentali che sottostanno alla nascita dell’immagine stessa e delle ragioni del suo essere e, dall’altro, di affrontare le problematiche più strettamente legate a una poetica della contemporaneità. La sua ricerca linguistica, infine, non nasconde il voler sottrarre lo specifico fotografico all’immagine per affrontarne la messa in crisi. A tale scopo, l’artista si serve della tecnologia per produrre immagini, sovente a bassa definizione, con la chiara e voluta consapevolezza che il digitale ha soppiantato l’immagine diventando esso stesso habitat.

Ingresso gratuito. Orario: da martedì a venerdì dalle ore 14 alle 18; sabato e domenica dalle ore 10 alle 18.

 

(20 novembre 2019)

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