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I manifesti bugiardi di Pro Vita che paragonano la pillola abortiva al veleno: per Italia Viva “messaggio non suffragato da alcun supporto scientifico

di Redazione #Genova twitter@genovanewsgaia #Teocrazie

 

E mentre il Comune di Genova permette l’affissione di manifestiche sono pura propaganda e non dicono nulla che sia scientificamente dimostrato, dopo avere concesso gli spazi pubblicitari cerca di correre al riparto con un comunicato stampa che è forse peggio riuscito delle affissioni, appellandosi all’art.21 della Costituzione.

L’art. 21 della Costituzione italiana tutela il diritto di libertà di manifestazione del pensiero come “pietra angolare dell’ordine democratico, cardine di democrazia nell’ordinamento generale, coessenziale al regime di libertà garantito dalla Costituzione” (così in varie pronunce si è espressa la Corte costituzionale). La censura politica è un istituto bandito dal nostro sistema giuridico e dovere dell’Amministrazione è porsi con trasparenza ed imparzialità assoluta di fronte alle diverse espressioni del pensiero, senza alcuna possibilità di interferire nelle scelte comunicative ovvero condizionarne nel merito i contenuti, se non nelle situazioni in cui il messaggio trasmodi palesemente in formulazioni aggressive, volgari, di incitamento all’odio e alla violenza, lesive dell’onore e della reputazione delle persone. Il bozzetto del manifesto riporta tra le motivazioni della campagna gli articoli 2 e 32 della Costituzione, in riferimento al diritto alla vita e alla salute, dichiarando che la finalità è quella di suscitare dibattito plurale e riflessione critica su un tema in ordine al quale si registrano posizioni diversificate nell’opinione pubblica. Si ritiene, pertanto, che non sussistano i presupposti per procedere alla rimozione dei manifesti e che tale azione costituirebbe un esercizio arbitrario delle potestà pubbliche.
Respingiamo con sdegno ogni strumentalizzazione, da qualsiasi parte essa provenga, tanto più su tematiche così delicate sulle quali del tutto legittimamente si misurano opinioni e visioni diverse.

Proprio per evitare a chi siede al Comune di Genova lo sdegno che denunciano, consigliamo loro di rileggersi i manifesti dei quali hanno permesso le affissioni, e non i bozzetti, perché dire che una pillola abortiva è paragonabile al veleno e dire che ci si occupa della salute delle donne veicolando messaggi non suffragati da evidenze scientifiche è una pessima operazione. Della quale Pro Vita e Famiglia Onlus si assume coerentemente con le sue posizioni la responsabilità, ma che il pavido Comune di Genova scarica invece sulla Costituzione. Questa poveraccia.

A Italia Viva non ci vanno giù leggeri. Il  gruppo consiliare al Comune di Genova considera “inopportuna l’affissione dei manifesti Pro Vita & Famiglia sulla pillola abortiva RU 486, che veicolano messaggi non suffragati da supporti scientifici e per cui il Comune di Genova giudichiamo non avrebbe dovuto concedere il permesso. Associare un medicinale regolarmente in commercio a un veleno, come recita lo slogan, è come minimo fuorviante se non addirittura ingannevole e quindi foriero di informazioni sbagliate. Inoltre, il manifesto non tiene conto di un tema che riguarda la vita delle donne e pensiamo vada trattato con sensibilità e cautela, qualunque posizione si abbia nei confronti dell’aborto che, ricordiamo, è regolato dalla Legge 194 del 22 maggio 1978.

Il comunicato stampa è firmato dai consiglieri Mauro Avvenente, Mariajosé Bruccoleri e Pietro Salemi.

Tutto questo succede mentre il presidente Toti, si guarda bene dal dire la sua, impegnato con tweet e foto di arcobaleni o pranzi domenicali.

 

(10 dicembre 2020)

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