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DDL Zan e Destre estreme: l’insopportabile vacuità dell’opposizione basata sul nulla

di G.G., #DDLZan

Genova si è svegliata il 9 maggio scorso, e la RAI si sveglia mentre stiamo scrivendo grazie a Lucia Annunziata, mentre Milano si scatenava insieme a I Sentinelli a sostegno della legge Zan con esibizioni di leader di comunità che sono anche musicisti e a volte evitare di esibirsi nei due ruoli è quasi impossibile, toccherebbe capire se è anche utile, ma questa è un’altra storia.

Mentre tutto un paese si mobilità per una legge di civiltà che non è nulla di ciò che le destre estreme denunciano essa sia, ma è soltanto un provvedimento che mira ad inserire aggravanti ai crimini d’odio commessi in relazione all’orientamento sessuale di una persona, alla sua appartenenza di genere o alle sue diverse abilità – insomma uno strumento in più contro ogni discriminazione, le destre sempre più estreme preferiscono vendere il provvedimento come un bavaglio mentre è soltanto uno strumento grazie al quale persino questa destra sempre più estrema, nonostante l’impresa sembri disperata anche ai suoi componenti, potrebbe diventare una forza politica dall’eloquio civile e rispettoso. Senza grida, né realtà pilotate urlate al volgo – il suo elettorato – senza scendere mai nel dettaglio delle questioni.

A dire chiaramente come la pensa la destra sempre più estrema sulla Legge Zan c’ha pensato il presidente Toti, quello che è riuscito nell’impresa impossibile di creare un nuovo partito che va peggio di quello di Matteo Renzi e che è alla guida della Regione Liguria coi voti di Lega e Fratelli d’Italia: “La voteremo se sarà modificata” ha detto. Non poteva dire “snaturata”, che è l’obbiettivo vero della destra che rappresenta, perché pareva brutto. Ha poi aggiunto, perché Toti è persino un fine traduttore dal beceriano all’italiano: “Gli ultrà facciano un passo indietro”.

Non potendo spiegare chi siano gli ultrà, se non rivolgendosi a parte dell’elettorato che lo ha votato alle ultime regionali che è tutto un saluto romano dal nord al sud d’Italia, Toti si dovrebbe essere nuovamente ritirato nella sua tana sui social, dai quali lancia post che noi umani non potremmo nemmeno immaginare, con condimento di cibi e piatti vari, dopo avere inserito a vanvera qualche parolone divagando di “inserimento da un lato e dall’altro di elementi ideologici” che “ci impediscono di fare leggi serie e giuste a vantaggio delle persone”. Non ha naturalmente spiegato cosa ci sia di ideologico nel chiedere un’aggravante se vengo pestato a sangue perché sono un disabile. O perché ho baciato il mio compagno. O perché sono una persona transessuale. O se mio martito mi massacra solo perché sono una donna.

Ma i misteri di Toti sono gli stessi misteri italiani che avvolgono la destra sempre più estrema che va al governo senza sapere governare: nemmeno chi la vota sa perché la vota.

Siamo quindi all’insopportabile vacuità dell’opposizione basata sul nulla fatta da chi ha basato la propria carriera politica sul nullaToti non fa eccezione e il tempo lo spazzerà via. Di lui, e di questa opposizione patetica ad una legge giusta, rimarranno esilaranti, per i posteri, post sui social.

 

(9 maggio 2021)

©gaiaitalia.com 2021 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 

 

 

 

 




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