di Paolo M. Minciotti
Dopo l’annuncio della sindaca Silvia Salis del riconoscimento per i figli nati da coppie di donne il già facente funzioni e candidato sonoramente sconfitto, di nome Piciocchi – per i molti ai quali la sua poco consistente azione politica sia sfuggita – è intervenuto non nel merito ma nell’onore ferito di coloro che non si sentono rappresentati da Salis.
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Un articolo di una nota emittente televisiva cittadina definisce Pietro Piciocchi “vicesindaco uscente”, arrivando con clamoroso ritardo e un imbarazzante presa di campo: Piciocchi è alla testa dell’opposizione sconfitta alle elezioni comunali ed era facente funzioni dopo essere stato vicesindaco. Non c’è nulla di uscente. Tutto è già uscito. Participio.
Piciocchi si scatena e dopo avere definito “legittimo” ciò che la giunta Salis ha deciso nel rispetto di una sentenza della Corte Costituzionale (e ci mancherebbe altro) si scatena contro “l’enfasi a questo gesto e l’offesa alla sensibilità di una parte consistente della nostra Città” oltre alla reputazione, che evidentemente ritiene di dover difendere, della precedente amministrazione che l’ex vicesindaco condanna. Invita poi alla “sobrietà”: forse la stessa con la quale alcuni esponenti della sua maggioranza pare abbiano costruito dossier sull’allora candidata alla carica di Sindaco di Genova?
Poteva dire “stia casa a fare la pasta”, certo, perché si può sempre andar peggio…
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Anche ammettendo che “sobrietà” sia necessaria si eviterebbero, per saggezza politica, toni patriarcali nei confronti di una decisione che dà diritti a una fetta di cittadini e cittadine che da quei diritti sono stati esclusi per pregiudizio diffuso quando non per odio omofobo o accanimento; si pretenderebbe, ad essere portatori di certe arroganze patriarcali, rispetto: parola che a quella destra di cui Piciocchi si sente ora l’alfiere sembra essere sconosciuta, sempre pronta com’è a salire in cattedra per dare lezioni di moralità e savoir-vivre. La politica, bè, quella bisogna saperla fare…
(25 giugno 2025)
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