Colpo di scena a Reggio Emilia dove la Corte d’assise ha individuato “indizi di reità” nel comportamento del fratello 18enne della giovane uccisa. Secondo i giudici che hanno rinviato l’udienza al 31 ottobre, il giovane deve essere sentito come imputato perché la sua posizione come “supertestimone” non è sostenibile, essendo egli stato al corrente di ciò che stavano tramando in famiglia prima degli accadimenti che hanno portato alla morte di Saman Abbas.
Il giovane è stato quindi indagato dopo che la corte, presieduta da Cristina Beretti, si è chiusa per un’ora in camera di consiglio. Riporta Repubblica che la presidente “ha argomentato la decisione di rendere inutilizzabili tutte le dichiarazioni rese dal giovane il 5, 12, il 15 e il 21 maggio, perché in alcune occasioni non fu sentito alla presenza di un legale e perché, malgrado l’archiviazione della sua posizione da parte del gip del Tribunale dei minori, avrebbe dovuto essere indagato”. Secondo la presidente “a carico del ragazzo c’erano indizi di reità” che vengono dimostrati dalle intercettazioni delle conversazioni tra il giovane i suoi familiari, che dimostrerebbero come il fratello di Saman nei giorni e nelle ore precedenti al delitto fosse “stato reso edotto di quanto stava per succedere”.
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Il giovane sarà sentito nella veste di imputato: l’udienza è stata rinviata per questo al 31 ottobre, avendo la sua legale ha chiesto i tempi per valutare la possibilità di avvalersi della facoltà di non rispondere.
(27 ottobre 2023)
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