di Fabio Galli

A Palazzo Ducale, negli spazi solenni dell’Appartamento del Doge e nella più raccolta Cappella Dogale, la primavera del 2026 si dilata fino al 19 luglio trasformandosi in un tempo sospeso, interamente dedicato a Antoon van Dyck. Non una semplice sequenza di opere, ma una vera e propria messa in scena della sua traiettoria europea, come se ogni tela fosse una tappa di un viaggio che non conosce confini stabili.
Il titolo — “Van Dyck l’Europeo” — non funziona da etichetta, ma da dichiarazione di poetica. Qui il pittore non è più soltanto il raffinato interprete della nobiltà fiamminga o inglese, ma una figura mobile, capace di attraversare geografie culturali e di assorbirle senza mai smarrire una propria riconoscibile eleganza. L’Europa che emerge non è quella delle mappe, ma quella delle influenze, degli scambi, delle seduzioni visive: un continente che si costruisce nello sguardo e nella pittura, prima ancora che nella politica.
La retrospettiva, la più ampia dedicata all’artista negli ultimi venticinque anni, assume quasi il carattere di una ricomposizione. Le opere, giunte da musei e collezioni di tutto il continente, sembrano riunirsi come frammenti dispersi di un’identità complessa. Dietro questo disegno, tutt’altro che neutrale, si intravede un lavoro corale: la Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale, il Comune e la Regione costruiscono una piattaforma istituzionale che trova il suo punto di equilibrio nella curatela di Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen, due studiose che trasformano la mostra in un dispositivo critico, oltre che espositivo.
E così, più che raccontare Van Dyck, questa esposizione lo rimette in circolazione. Lo sottrae alla fissità della storia dell’arte per restituirlo a una dimensione fluida, quasi inquieta, dove ogni ritratto diventa un gesto diplomatico, ogni pennellata una forma di traduzione. Guardandolo qui, tra le stanze del potere genovese, si ha la sensazione che l’Europa — quella vera, contraddittoria e seducente — sia passata anche attraverso il suo sguardo.
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