E’ stata discussa e approvata all’unanimità, durante l’odierno Consiglio comunale di Genova, la mozione n. 76/2026 del Gruppo consiliare del Partito Democratico sulla conoscenza, prevenzione e contrasto del ritiro sociale giovanile, noto come hikikomori. Le prime firme sono dei consiglieri Enrico Vassallo, Paola Maccagno e Mario Caraffini.
Il termine hikikomori indica una forma grave e prolungata di ritiro sociale: ragazze e ragazzi si allontanano progressivamente dalla scuola, dalle amicizie e dalla vita comunitaria, fino a trascorrere quasi tutto il tempo in casa e, nei casi più gravi, nella propria stanza. Una condizione che può compromettere i percorsi scolastici, le relazioni e l’autonomia, coinvolgendo profondamente anche le famiglie. Inizialmente studiato in Giappone, il fenomeno riguarda anche l’Italia. Secondo uno studio CNR pubblicato nel 2023, riferito agli studenti tra i 15 e i 19 anni, circa 44.000 vivrebbero condizioni riconducibili al ritiro sociale grave e altri 67.000 sarebbero a forte rischio. Si tratta di stime, mentre la presenza di un sommerso rende difficile misurare la reale diffusione del fenomeno.
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“Durante un incontro promosso dal Municipio V ho conosciuto questa realtà attraverso le testimonianze dei genitori. Il ritiro sociale di un figlio cambia la vita di tutta la famiglia, tra fatica, sensi di colpa e difficoltà nel trovare aiuto”, dichiara Enrico Vassallo. “Le istituzioni devono conoscere meglio il fenomeno e rendere riconoscibili le possibilità di sostegno. Un genitore deve poter chiedere aiuto per il proprio figlio e anche per sé, senza sentirsi giudicato”.
La mozione impegna Sindaca e Giunta a promuovere una ricognizione sul fenomeno in città, coinvolgendo Hikikomori Italia ETS, Hikikomori Italia Genitori ETS, i servizi sociali e sanitari competenti, l’Università di Genova, l’Ufficio Scolastico Regionale, il Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, le scuole e il Terzo Settore, con una prima restituzione in Commissione entro dodici mesi. Chiede inoltre una Commissione dedicata e forme di confronto e coordinamento tra istituzioni, servizi, mondo scolastico e famiglie.
“La scuola è un sensore avanzato della società: nelle assenze, nel distacco dai compagni e nella minore partecipazione può cogliere i primi segnali di disagio», sottolinea Mario Caraffini. «Servono formazione e una collaborazione efficace con i servizi, per intervenire precocemente e costruire percorsi di accompagnamento anche per chi ha già interrotto la frequenza scolastica”.
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Sul fronte della prevenzione, l’atto promuove sensibilizzazione e formazione per famiglie, insegnanti, educatori e operatori sportivi, valorizzando la scuola come presidio per riconoscere precocemente disagio, assenteismo e isolamento. La mozione sostiene inoltre progetti di socialità e inclusione nei quartieri e nelle vallate, attraverso associazionismo, sport in contesti non competitivi, cultura, educazione ambientale e volontariato: opportunità da inserire in percorsi graduali, rispettosi dei tempi dei ragazzi e delle ragazze.
“Questo disagio richiede una risposta educativa, sociale e sanitaria coordinata. Anche i genitori hanno bisogno di ascolto e strumenti per affrontarlo”, evidenzia Paola Maccagno. “Informazione, formazione e sostegno alla genitorialità, anche attraverso gruppi di auto mutuo aiuto, possono aiutare le famiglie a orientarsi e rendere più facile chiedere aiuto”.
(7 ottobre 2026)
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