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A Genova il World Press Photo Exhibition 2026, fino all’8 dicembre a Palazzo Ducale

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Torna a Genova la World Press Photo Exhibition, prestigiosa manifestazione internazionale che premia ogni anno i migliori scatti del fotogiornalismo e della fotografia documentaria realizzati nell’anno precedente. La mostra, destinata a oltre 60 città nel mondo, a Genova è visitabile nella Loggia degli Abati di Palazzo Ducale fino all’8 dicembre 2026. È organizzata da Cime, Ambassador Italia della World Press Photo Foundation di Amsterdam, in collaborazione con Fondazione Palazzo Ducale Genova. Comprende circa 140 immagini che rappresentano le migliori proposte tra le 57.376 fotografie presentate da 3.747 fotografi provenienti da 141 Paesi.

“Dopo il grande successo dello scorso anno – dichiara il direttore di CIME Vito Cramarossa – siamo particolarmente felici di tornare a Genova con la World Press Photo Exhibition e di rinnovare la collaborazione con Palazzo Ducale, un partner prezioso con cui condividiamo l’impegno nel promuovere la cultura fotografica e il fotogiornalismo. Questa nuova edizione sarà ospitata ancora una volta nella Loggia degli Abati, ma per un periodo più lungo, durante la stagione autunnale. Una scelta che ci consentirà di raggiungere un pubblico ancora più ampio e di coinvolgere le scuole, avvicinando gli studenti ai grandi temi del nostro tempo attraverso la forza delle immagini e del fotogiornalismo”.

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Le fotografie selezionate sono state pubblicate dalle principali testate internazionali, tra cui Miami Herald, The New York Times, Le Monde, National Geographic Society, El País, Die Zeit, le agenzie France Presse, Associated Presse, Reuters. Sono le migliori fotografie candidate alla 69ª edizione del Concorso, valutate da una giuria indipendente, presieduta da Kira Pollack, ricercatrice presso lo Shorenstein Center di Harvard, dove si occupa di innovazione negli archivi attraverso le tecnologie emergenti, dopo avere lavorato per Time, Vanity Fair e The New York Times Magazine. Nell’insieme, le immagini premiate offrono uno sguardo potente sul nostro tempo, raccontano la complessità del mondo contemporaneo, segnato da fratture e urgenze, ma anche da una resilienza profonda.

“Il fotogiornalismo – ha dichiarato Kira Pollack – non è mai stato un lavoro facile. Non è mai stato redditizio, né sicuro, né garantito. Eppure i fotografi partono. Vanno nei tribunali e nelle zone di conflitto, negli angoli più silenziosi del mondo, dove la storia si sta scrivendo senza testimoni. Lo fanno perché credono che vedere sia importante. Che le prove contino”.

Il World Press Photo sostiene la libertà di stampa, supporta i fotografi e diffonde l’alfabetizzazione visiva, incoraggiando tutti gli spettatori a guardare più a fondo, superare gli stereotipi e trovare nuovi punti di vista.

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“È con grande piacere – dichiara a proposito la presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Sara Armella – che apriamo le porte a una delle più importanti manifestazioni internazionali dedicate al fotogiornalismo. Palazzo Ducale vuole essere un luogo in cui Genova incontra il mondo e questa mostra interpreta pienamente questa vocazione. Le circa 140 fotografie esposte, selezionate tra scatti provenienti da 141 Paesi, raccontano guerre, emergenze umanitarie e questioni sociali, ma anche dignità, resilienza e cambiamento. È proprio questa la forza del World Press Photo: la capacità delle immagini di avvicinarci a realtà spesso lontane, aiutandoci a comprenderle e a guardare oltre ciò che già conosciamo. È anche questo, a nostro avviso, il ruolo della cultura, che a Palazzo Ducale consideriamo una priorità. Ringrazio CIME, la World Press Photo Foundation e tutti coloro che hanno contribuito a rendere possibile questa straordinaria mostra”.

A vincere il titolo di World Press Photo dell’anno 2026 è la statunitense Carol Guzy con “Separati dall’ICE”, pubblicata dal Miami Herald, premiato nella categoria Storie per la regione Nord e Centro America. L’immagine è stata scattata all’interno di uno dei pochi edifici federali statunitensi dove è stato consentito l’accesso ai fotografi e cattura un momento straziante. La disperazione delle figlie di fronte all’arresto del padre Luis da parte dell’ICE – Immigration and Customs Enforcement, dopo un’udienza del tribunale per l’immigrazione presso il Jacob K. Javits Federal Building, a New York, il 26 agosto 2025. È un migrante ecuadoriano che, secondo la sua famiglia, non ha precedenti penali ed è l’unico sostentamento della famiglia, composta da sua moglie Cocha e i loro tre figli (di sette, tredici e quindici anni): “Questo premio – ha dichiarato Carol Guzy – mette in luce l’importanza cruciale di questa storia nel mondo. Siamo testimoni della sofferenza di innumerevoli famiglie, ma anche della loro dignità e resilienza che trascende l’avversità, mi ha toccato profondamente. Il coraggio di aprire le loro vite alle nostre macchine fotografiche ci ha permesso di raccontare le loro storie. E questo premio appartiene certamente a loro, non a me”.

Accanto alla vincitrice, sono stati selezionati due finalisti, che introducono altri due temi centrali del nostro tempo: Gaza e la violenza sulle donne. Il palestinese Saber Nuraldin per EPA Images il 27 luglio 2025 ha scattato la foto “Emergenza umanitaria a Gaza”: i palestinesi si arrampicano su un camion di aiuti umanitari che entra nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Zikim, nel tentativo di procurarsi farina, durante quella che l’esercito israeliano ha definito una “sospensione tattica” delle operazioni per consentire il passaggio degli aiuti umanitari. Victor J. Blue ha vinto con “I processi delle donne Achi”, pubblicata da The New York Times Magazine. Ritrae Doña Paulina Ixpatá Alvarado, una delle querelanti, detenuta e aggredita per 25 giorni nel 1983. È insieme ad altre donne Achi fuori da un tribunale di Città del Guatemala il 30 maggio 2025. Quel pomeriggio, tre ex membri delle pattuglie di autodifesa civile sono stati condannati a 40 anni di carcere per stupro e crimini contro l’umanità.

Il World Press Photo nasce nel 1955 per iniziativa di un gruppo di fotografi olandesi che organizza il primo Concorso per presentare il loro lavoro a un pubblico mondiale. Nel 1972 l’esibizione annuale che coinvolge i vincitori del World Press Photo inizia il suo tour fuori dall’Olanda. La World Press Photo Exhibition non è solo un concorso fotografico, ma una celebrazione delle storie che queste immagini riescono a raccontare, superando confini culturali e linguistici.

La World Press Photo Foundation è un’organizzazione indipendente e senza scopo di lucro, con sede ad Amsterdam, che si dedica a sostenere il fotogiornalismo e la fotografia documentaristica di alta qualità. L’obiettivo della fondazione è promuovere un’informazione visiva libera e accessibile, capace di offrire una comprensione più profonda del mondo contemporaneo attraverso lo sguardo dei migliori fotografi al mondo.

La foto simbolo della World Press Photo Exhibition 2026 mostra una ragazza intenta a domare un cavallo imbizzarrito. È Ghita Jhiata, ritratta dalla fotografa da Chantal Pinzi, per testimoniare come le farīsāt (Amazzoni marocchine) stiano rompendo la tradizione che per secoli ha vietato alle donne questa attività, riscrivendola dall’interno. In Marocco la “Tbourida” è la spettacolare tradizione equestre riconosciuta dall’UNESCO, che si svolge da oltre cinque secoli con spari di fucili al galoppo. Grazie alla riforma del codice della famiglia nel 2004 quel che è nato secondo un codice maschile oggi vive una metamorfosi significativa. Cavalli berberi e arabi galoppano insieme, fianco a fianco, per duecento metri in perfetta sincronia. Nei loro abiti tradizionali i cavalieri li guidano fino all’ultimo istante, quando i moschetti si alzano e sparano all’unisono un colpo verso il cielo. Questa è la Tbourida, una cavalcata spettacolare della tradizione marocchina, una cerimonia secolare riservata quasi esclusivamente agli uomini, fino a oggi.

Aid Emergency in Gaza
Credit: © Saber Nuraldin, EPA Images

ORARI
Da domenica a venerdì ore 10 – 19
Sabato ore 10 – 20
La biglietteria chiude 30 minuti prima

 

(28 settembre 2026)

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