“Sono da pochi mesi Sindaca di Genova e ho intenzione di terminare il mio lavoro”, ed è soltanto una delle tante risposte da leader che Silvia Salis, Sindaca di Genova incalzata da Lilli Gruber e da un Massimo Giannini al quale il flop della sua trasmissione sul Nove ha insegnato pochissimo sulla conduzione televisiva, perso sulle sue elucubrazioni di pochissimo interesse per l’ascoltatore, cercava di sottoporre in modo interessante (senza riuscirci).
Saetta la domanda. “Lei si sente una leader?” e Salis è implacabile: “A Genova lo sono”. Ed evita, compassionevolmente, di ricordare a Giannini che nel capoluogo ligure lei ha battuto una delle destre più becere attualmente in circolazione con la calma dei forti e la ragionevolezza di chi solo chi sa esattamente cosa sta facendo possiede.
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E mentre la prima parte del programma di Gruber presenta una Silvia Salis preparatissima, intelligente, puntuale nelle risposte, per niente accomodante, poi le entrate a gamba tesa di Giannini che vuole apparire acuto nelle sue domande, riescono soltanto a far scadere il valore del programma, all’interno del quale Salis continua a svettare soprattutto quando rimarca, con fermissima determinazione e senza cambiare il tono di voce, che lei è “la Sindaca di Genova, sono al primo mandato e ne ho davanti un secondo possibile” e, a chiudere ogni polemica, che “Schlein con un centrosinistra unito potrebbe battere Giorgia Meloni”. Il messaggio è chiaro: piantatela, dai vostri programmi e giornali, di giocare al tiro al piccione con lo schieramento progressista perché è al centro-sinistra che un “leader troppo forte dà fastido”, e non alle destre.
Nel frattempo, con grande abilità, ha completamente ignorato tre assist su Renzi sui quali non si è nemmeno soffermata.
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(30 ottobre 2025)
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