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Mette il “like” alla “ragazza di un altro”. Accoltellato. Sono tutti tredicenni o quasi

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Avviene a Sori, Genova, che un ragazzino di 13 anni (e piantiamola di chiamarli ragazzi con fidanzata/o, sono adolescenti giovanissimi e sono terrorizzati) accoltella un alto ragazzino di 14 anni, intorno alla 22, in piazza Colombo. Poi si fa i fatti suoi come se non fosse successo niente e a chiamare il 118 ci pensano alcuni passanti. Le famiglie, queste sconosciute, hanno contezza di essere famiglie?

Il giovanissimo è stato ferito all’addome, alla gamba e a un fianco con un’arma da taglio sembrerebbe per avere dato un “like” alla foto della “ragazza di un altro”. Sulla vicenda indagano le forze dell’ordine. Il giovanissimo è stato accompagnato al pronto soccorso in codice rosso, quello di maggiore gravità, e nel corso della notte è stato è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Secondo quanto accertato dal personale sanitario non dovrebbe essere in pericolo di vita.

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Il tredicenne sarebbe uscito di casa con in tasca un coltello a serramanico e, dopo l’arresto, a stato riaffidato in custodia ai genitori. E per dirla con le parole di Marina Cirio in un’intervista rilasciata a La Stampa i social sarebbero “un capo minato per i più giovani” ma anche “per gli adulti, dipende dell’uso che se ne fa. E della percezione che si ha del vero e del virtuale. Un adolescente considera preponderante il ruolo del gruppo a cui appartiene, e quindi dei suoi pari età, rispetto a il resto. Ecco, forse noi grandi non riusciamo a essere un modello per loro. Oppure lo siamo nel modo sbagliato”.

Se servisse, ma non servirà, citeremmo Pasolini, ed è con poca convinzione che inseriamo il link (ne farete ciò che volete) in onore al basta a una cultura tossica patriarcale che vede nel possesso cieco l’unico tipo di educazione possibile tanto da spingere ragazzini che sembrano avere perso completamente il senso della realtà, a fare di tutto pur di non perdere una ragazza, forse anche a causa del loro essere un ragazzino a cui troppi sconsiderati affibbiano ruoli e parole da adulti quando l’età adulta, ad averla, la si raggiunge e non la si ha in dono da chi usa le parole per riempire spazi da stampare.

Si tratta di una cultura, per citare ancora Marina Cirio, una “che spinge a considerare normale fare del male a chi ha mostrato interesse per qualcuno che ci interessa e che vorremmo rimanesse sempre con noi” dentro “scenari che all’età di quei ragazzi non devono esistere”.

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(17 agosto 2024)

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