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Alpini a Genova. Il discorso di benvenuto di Silvia Salis

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“È un’emozione immensa vedervi qui, nel cuore pulsante della nostra città». Con queste parole la sindaca di Genova, Silvia Salis, ha aperto questa sera il discorso di benvenuto della città per la 97esima Adunata Nazionale degli Alpini, davanti a una piazza De Ferrari gremita di penne nere. «Genova torna a colorarsi del vostro verde e della vostra straordinaria energia – ha sottolineato la prima cittadina –: vi accogliamo a braccia aperte in questa piazza che è il simbolo della nostra identità”.

Nel corso del suo intervento, la sindaca ha voluto sottolineare la fratellanza tra Genova e gli Alpini nata nei momenti di emergenza, ricordando in particolare l’aiuto prestato dopo il crollo di Ponte Morandi: “C’è un legame profondo, quasi fraterno, che unisce questa città di mare alle vostre montagne – ha detto – Un legame che si è stretto nel momento più buio della nostra storia recente. Quando il Ponte Morandi è crollato, voi siete stati tra i primi a correre in nostro aiuto, con quella presenza silenziosa e instancabile che vi contraddistingue. Non lo abbiamo dimenticato”.

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Il discorso ha toccato i valori fondanti del Corpo, legandoli alla storia di Genova Medaglia d’Oro per la Resistenza: “Ricordiamo con onore il contributo degli Alpini nella lotta di Liberazione. Ricordiamo il rifiuto dei vostri padri, dei vostri nonni di continuare ad assecondare il nemico nazifascista dopo l’8 settembre e la scelta, scesi dalle montagne o tornati dai fronti, di combattere per la libertà e la dignità”.

Oltre alla storia militare, Salis ha esaltato l’impegno civile degli Alpini: “In ogni emergenza del nostro Paese – terremoti, alluvioni, pandemie, tragedie – gli Alpini ci sono. Con discrezione, senza clamore, senza chiedere nulla in cambio. Montano tende, spalano fango, distribuiscono pasti, aiutano anziani e famiglie”.

La sindaca ha poi rinnovato davanti alla città il ringraziamento agli alpini Patrizia Franza, Gabriele Ponti e Giuseppe Esposito, che mercoledì hanno salvato un genovese colpito da infarto.

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Salis ha sottolineato, inoltre, che «esiste un legame profondo, quasi mistico, tra il marinaio che sfida la tempesta e l’alpino che affronta la vetta: entrambi sanno che davanti alla maestosità e alla forza della natura, l’uomo da solo è fragile. Entrambi, un po’ chiusi, un po’ burberi, sanno che in fondo il traguardo si raggiunge solo grazie alla forza del gruppo».

In chiusura, un messaggio rivolto ai più giovani: «Guardate agli Alpini non soltanto come una tradizione del passato, ma come un esempio di comunità. In un tempo che spesso spinge all’individualismo, gli Alpini ci insegnano il valore del “noi”: il valore del camminare insieme, del prendersi cura gli uni degli altri, del sentirsi parte di qualcosa di più grande».

“Cari Alpini – ha concluso Salis – Genova vi apre le braccia. Buona Adunata! Evviva le Penne nere! Benvenuti a Genova!”.

 

 

 

(8 maggio 2026)

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