Nella seduta del 17 febbraio il Gruppo del Partito Democratico ha presentato una mozione per conferire la cittadinanza onoraria a Franca Viola, simbolo della battaglia per i diritti e l’autodeterminazione delle donne in Italia. Un’iniziativa di alto valore politico e simbolico, con cui il PD ha voluto richiamare non solo una vicenda personale che ha segnato la storia del Paese, ma un principio universale di civiltà giuridica.
Prima firmataria, la consigliera Vittoria Canessa Cerchi ha definito la mozione «non soltanto un atto formale, ma un gesto di profondo valore civile, storico e simbolico».
Negli anni Sessanta Franca Viola rifiutò il “matrimonio riparatore”, opponendosi a una cultura che trasformava la violenza in una colpa da sanare con le nozze. «Nel 1965 – ha ricordato Canessa Cerchi – una giovane donna di Alcamo fu rapita, segregata e violentata. La legge consentiva che tutto fosse cancellato con il matrimonio riparatore. Ma Franca Viola disse no». Un “no” «semplice e rivoluzionario», capace di rompere un silenzio antico e rimettere al centro dignità e libertà, pagato con isolamento e stigma.
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Quel gesto aprì la strada all’abolizione del matrimonio riparatore e al riconoscimento della violenza sessuale come reato contro la persona. «Non contro la morale o la famiglia, ma contro la persona», ha sottolineato la consigliera.
Nel suo intervento, Canessa Cerchi ha collegato quella vicenda all’attuale dibattito parlamentare sulla proposta di introdurre esplicitamente il principio del consenso nei reati di violenza sessuale, in linea con la Convenzione di Istanbul. «Una legge che pretende di occuparsi di consenso eliminando il concetto stesso di consenso è una contraddizione», ha affermato, esprimendo timori per il rischio di riportare il peso della prova sulle vittime e di ridurre la violenza alle sole conseguenze fisiche, trascurandone la dimensione psicologica e coercitiva.
Con la mozione, il Consiglio comunale intende affermare la centralità della dignità della persona e il diritto delle donne a dire no. In un tempo in cui la violenza di genere resta una ferita aperta, Genova – città medaglia d’oro della Resistenza – ribadisce così la propria coerenza con i valori di giustizia e uguaglianza.
«Raccontare questa storia nelle scuole – ha concluso Canessa Cerchi – significa mostrare che i diritti non sono mai stati scontati, ma frutto di scelte coraggiose diventate patrimonio collettivo». Per il PD, riconoscere Franca Viola significa lanciare un messaggio chiaro alle giovani generazioni: nessuna violenza è giustificabile, nessun silenzio è accettabile e le scelte che si fanno possono cambiare la storia.
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(17 febbraio 2026)
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